Avventure nel commercio della pelle. Malosti “Shakespeare/Sonetti”


Alla fine il vestito coloratissimo da clown con le sue candide scarpe è appoggiato al povero letto con miserabile materasso, un po’ consunto, un po’ sporco, il letto. Le statue barocche sono tornate nelle nicchie e il pagliaccio si è spogliato e si è trasformato, senza più lustrini, senza risate, nello scrivano, nell’autore che ha fantasticato d’amore. Anche la dama nera – che cantava la passione del mondo con le canzoni di Domenico Modugno, il folle amore lo porta il vento, a voce nuda o rinforzata da ronzii di suoni sintetici, dopo essersi sottratta all’abito severo e nuda Eva aver morso e mangiato la mela – anche lei è tornata compunta e lontana. Ma un fremito meccanico, come una musica pulviscolare, una scarica ritmica di sintetizzatore, un vibrare di metropolitana sotto le ossa, mette in movimento automaticamente teste, braccia come gli arti artificiali di robot. L’amore è passato, ha abbandonato, con le sue distanze, il corpo vecchio da quello giovane, l’altro dall’altro, e ha continuato a fremere, a spogliare, a travestire, a ingannare, a far ritrovare quell’anima profonda che tutti abbiamo, travestita da luccicante clown doloroso.

È vorticoso l’approccio di Valter Malosti ai Sonetti di Shakespeare in Shakespeare/Sonetti  al fabbricone di Prato. Parola scandita, gridata e poi supplicata, danza che rompe le gabbie barocche di abiti, altari, edicole per statue, con Michela Lucenti as a Dark Lady che lancia il corpo e la voce in geroglifici di danza canto emozionanti, Maurizio Camilli, un altro pezzo di Balletto Civile, Marcello Spinetta, il giovane ragazzo dei desideri, e Elena Serra travestita da S., il Bardo che scrive, registra, inventa lontano, in oscuro, il desiderio, sostituito alla fine dal multicolore pagliaccio spogliato e ridotto a uomo terroso, abbattuto, poco prima appoggiato disfatto a un angolo, come in una qualsiasi delle nostre periferie senza speranza di luce.

Amore che rifulge, che spoglia, che devasta., in uno spettacolo tanto breve quanto martellantemente ansiogenamente mirabilmente onirico.

massimomarino

Fotografie Umberto Fravetto

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