Rimozioni familiari. “Per il tuo bene” di Pier Lorenzo Pisano

La famiglia dalle origini del teatro è campo di battaglia. Dall’orrendo pasto dei suoi rampolli offerto da Atreo al fratello Tieste al matricidio di Oreste e alle stragi familiari di Amleto; dalla lotta fratricida per il potere di Eteocle e Polinice, che si danno morte reciprocamente, alle camere della tortura di Pirandello, passando per i rovelli coniugal-sociali di Ibsen e Strindebrg e per le famiglie infelici, proiettate sempre altrove, di Cechov. Pier Lorenzo Pisano, classe 1991, attore, regista, assistente con varie funzioni in cinema e nel teatro, debutta in una produzione Ert firmando la regia di Per il tuo bene, testo scritto da lui stesso e vincitore del Tondelli, il riconoscimento under 35 del prestigioso Premio Riccione per la drammaturgia. C’è un nostos, un ritorno a casa, in questo spettacolo dai ritmi serrati e dalle molte sorprese sceniche, visto all’Arena del Sole dopo il debutto modenese. Anche questa volta la casa è invasa da Proci: non sono però estranei, sono la madre, il fratello piccolo, una nonna emiliana, un’altra nonna-bancomat, un passante, e il padre assente per antonomasia, ridotto a una luce al neon rotante. 

È una storia di mamme invadenti, di figli fuggiti lontano a fare i fuorisede che si ritrovano la stanzetta di casa ridotta a magazzino, di un figlio piccolo che si sente partorito da una «pancia usata», continuamente in tensione nell’ambito familiare e con la sua ragazza, come in equilibrio su un abisso in cui corre continuamente il rischio di sprofondare, nel passato o verso un futuro – una moglie, dei figli – che gli sembra ripeterebbe la sua stessa vicenda di secondo in tutto, di impaurito ed espropriato della vita. L’altezza tragica del tema – chi siamo, in un ambito caro che nel proteggerci ci sottopone a continui ricatti – nella scrittura di Pisano e nel suo spettacolo viene tradotto in un continuo gioco comico dentro e contro il luogo comune. Troppo spesso l’autore si concede al gusto della battuta, allontanandoci da qualsiasi possibilità di approfondimento, portandoci dalle parti della sit-com, della fiction leggera. Eppure, con quel sipario che si muove e inquadra i personaggi come un obiettivo che ne squadra i pensieri, con la tavola basculante e il buio che irrompe a invocare il silenzio sulle domande forti, quelle che non si devono fare o quelle cui non si risponde per non alterare il fluire dei giorni e non precipitare nei dolori, lo spettacolo fornisce un ritratto dei nostri tempi fluidi, bidimensionali, apparentemente senza profondità o che nascondono con la rimozione la profondità nella superficie. 

Per il tuo benealla fine accenna alla possibilità di una tragedia, ma ancora, accuratamente, la rimuove, rimanendo in una nebbia troppo sospesa. Preferisce, soprattutto nella prima parte, scatenare le risate degli spettatori, facendo nascere qualche sospetto di pedale spinto troppo verso l’intrattenimento. Bravi gli attori: Marco Cacciolla, l’incongruo passante, Laura Mazzi, la madre onnipresente, incombente, che accoglie il ritorno del figlio fuorisede con una vaporosa gonna carica di pacchi di pasta e di biscotti, Marina Occhionero, la spigliata fidanzata, Edoardo Sorgente, il figlio ossimoricamente introspettivo e in perpetua fuga da sé, e soprattutto Alessandro Bay Rossi, il figlio minore, nervoso, dubbioso, teso come una corda.

massimomarino (@minimoterrestre)

Per il tuo bene, testo e regia di Pier Lorenzo Pisano, visto all’Arena del Sole di Bologna, produzione Emilia-Romagna Teatro Fondazione, Arca Azzurra Produzioni, Riccione Teatro.

Il testo è pubblicato da Luca Sossella Editore

Fotografie di Luca Del Pia

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